A luglio 2024 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha pubblicato la versione aggiornata del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).
Nonostante il PNIEC sia un documento di pianificazione avente come obbiettivo principale il raggiungimento degli obbiettivi di decarbonizzazione al 2030 stabiliti in sede europea, il MASE ha ritenuto opportuno anticipare in esso delle ipotesi di sviluppo del sistema elettrico al 2050, che soddisfino il requisito del Net Zero rispetto alle emissioni in atmosfera di anidride carbonica (CO2) o di altri gas climalteranti. Pertanto sono stati considerati e messi a confronto due scenari, uno con una quota di produzione da nucleare dell’11% e l’altro senza, nel seguito definiti “con nucleare” e “senza nucleare”.
Nel PNIEC si afferma, sulla base delle analisi di scenario condotte nell’ambito della Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile (PNNS), che entrambi i mix produttivi associati ai suddetti scenari sono capaci di raggiungere l’obiettivo del Net Zero. Tuttavia, lo scenario che include il nucleare comporterebbe un risparmio di 17 miliardi di euro rispetto a quello che esclude il nucleare, una cifra comunque esigua al confronto del costo complessivo della transizione energetica.
Nel PNIEC non viene indicato alcun riferimento a rapporti di calcolo che documentino le analisi di scenario, né quelle eseguite con il modello TIMES_RSE, né quelle dell'”ulteriore modello specifico per il sistema elettrico” menzionato a pagina 94, di cui non è stato indicato neppure il nome. Di conseguenza, basandosi sulle informazioni presenti nel PNIEC, risulta impossibile individuare i rapporti tecnici che attestino l’adeguatezza degli scenari al 2050 nel soddisfare il fabbisogno energetico per tutte le ore dell’anno.
Gli unici dati relativi al bilancio elettrico sono di tipo aggregato, ovvero riferiti all’intero anno, e sono rappresentati dagli istogrammi riportati nelle Figure 7 e 8 del PNIEC. Le colonne del primo istogramma illustrano le stime sul fabbisogno elettrico previsto per il 2050, mentre quelle del secondo istogramma indicano la suddivisione del mix produttivo tra le diverse fonti primarie di energia elettrica necessarie a soddisfare tale fabbisogno. È d’uopo sottolineare che questa suddivisione risulta piuttosto approssimativa, al punto da non distinguere il contributo di fonti significative come l’idroelettrico, il geotermico e l’eolico, tutte inglobate nella categoria “Altre FER”.
Sulla base di queste scarne informazioni ricavate dal PNIEC, è stata effettuata un’analisi di adeguatezza per valutare la capacità dei due mix energetici di soddisfare la domanda di elettricità per ciascuna delle 8760 ore del 2050. I risultati di questa analisi sono documentati nel rapporto “Studio ScETuR degli scenari al 2050 con e senza nucleare inclusi nel PNIEC 2024“, definito sinteticamente Scetur-PNIEC24, liberamente scaricabile dall’archivio europeo ZENODO all’indirizzo: https://zenodo.org/records/14765806.
I risultati dello studio evidenziano che i due mix produttivi previsti per il 2050 nel PNIEC non riescono a coprire interamente la domanda di elettricità, generando deficit energetici annuali di circa 40 TWh su una domanda totale stimata intorno ai 500 TWh. Sebbene rappresenti una percentuale apparentemente contenuta dell’8%, il problema risulta particolarmente critico poiché questi ammanchi si concentrano nelle ore antimeridiane e serali dei mesi più freddi, superando regolarmente il 50% del fabbisogno in quelle fasce orarie.
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