Scetur-PNIEC

Titolo breve: Scetur-PNIEC

Titolo: Studio ScETuR del settore elettrico del PNIEC (nella versione della proposta MASE del giugno 2023)

Data pubblicazione: febbraio 2024

Pagine: 140

Autori: S. Tiribuzi, L. Celi, L. Pardi

Per questo secondo rapporto Scetur-PNIEC, l’orizzonte temporale cambia rispetto al precedente rapporto Scetur1, puntando ora alla scadenza intermedia del 2030 che costituisce l’oggetto del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC).

Si presentano in dettaglio i risultati dell’analisi oraria relativa a un unico scenario di riferimento, basato sul mix energetico delineato nella proposta PNIEC pubblicata dal MASE nel giugno 2023. Per questo scenario sono state analizzate diverse varianti, ottenute modificando alcuni parametri di ingresso. Dall’analisi ScETuR emerge una certa difficoltà nel contenere la quota residua di energia elettrica, ovvero quella che dovrà essere generata da centrali termoelettriche (TE), entro il limite di 92 TWh previsto nella proposta di Piano.

Come avvenuto per il precedente studio Scetur1, anche per questo studio il modello ScETuR utilizza l’ipotesi “piastra di rame”, ovvero si suppone che tutti i generatori di elettricità e le utenze siano connessi ad un unica rete elettrica senza limiti di portata, come fosse un’unica piastra di rame estesa all’intero territorio nazionale. Di conseguenza, non si considerano le limitazioni degli scambi di energia tra le diverse aree del Paese dovute alla massima capacità di trasporto delle linee ad Alta Tensione (AT). Questa forte semplificazione si traduce in una forte sottostima del fabbisogno di produzione integrativa, ovvero quella TE, necessaria per la compensazione degli sbilanciamenti locali tra produzione FER e domanda.

Consapevoli dell’importanza che un adeguato potenziamento della rete gioca sul percorso verso la defossilizzazione del sistema elettrico, si è cercato ugualmente di fare una valutazione di massima che il perseguimento degli obbiettivi stabiliti nel PNIEC avrebbe avuto sul dimensionamento della rete di interconnessione tra le varie aree del Paese. L’analisi è stata condotta in post-elaborazione, rielaborando i risultati aggregati a livello nazionale ottenuti dal modello ScETuR. A tal fine, i valori di consumo e produzione sono stati ripartiti in 2 sole macrozone Nord e Penisola. La macrozona Nord comprende tutte le regioni settentrionali, mentre la macrozona Penisola include tutte le altre regioni, dalla Toscana e le Marche in giù, comprese le isole maggiori. Questa suddivisione ha permesso di stimare, ora per ora, il flusso di energia che dovrà transitare lungo le linee AT che attraversano l’Appennino tosco-emiliano-romagnolo. I risultati mostrano che l’attuale infrastruttura di trasporto non è sufficiente a gestire il flusso di energia che dovrebbe fluire dalla parte meridionale e insulare del Paese, quella dove tende a concentrarsi la maggior produzione eolica e fotovoltaica, verso le regioni settentrionali in cui si concentra più della metà del fabbisogno di energia elettrica.

Mappe calendorarie

In questo rapporto si fa largo uso, per la prima volta negli studi Scetur, di una particolare modalità di rappresentazione dei dati orari, sia di quelli di partenza che dei risultati, che consente di stimarne la distribuzione per tutte le 8760 ore dell’anno. I valori vengono espressi con una scala cromatica e rappresentati in settimane e mesi, analogamente alla disposizione di un calendario, in modo da metterne in risalto la variabilità associata alle principali periodicità temporali.

Adottando questa metodologie sono stati analizzati in dettaglio le componenti produttive ricavate dai dati TERNA nel corso dell’anno 2019, che è l’anno preso a riferimento per i profili orari utilizzati in questo studio, così come per Scetur1 e Scetur2.

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dall’archivio europeo


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